Salta ai contenuti. | Salta alla navigazione

Sezioni

Strumenti personali

This is SunRain Plone Theme
Tu sei qui: Home / Links in Home Page / Altri percorsi / Anteprime di Gorizia italiana: agosto 1916 - ottobre 1917

Anteprime di Gorizia italiana: agosto 1916 - ottobre 1917

Percorso della mostra espositiva tenuta nella sede dell'Archivio di Stato di Gorizia dal 19 ottobre al 1 dicembre 2015.

Testi a cura della dott.ssa Federica Puglisi

 

LA SESTA BATTAGLIA DELL'ISONZO ( 4-17 agosto 1916)

La Sesta battaglia dell'Isonzo, che sfociò nella conquista di Gorizia, ebbe origine dall'esito vittorioso della difesa italiana della valle dell'Adige e della Valsugana durante l'offensiva austriaca denominata Strafexpedition (spedizione punitiva) del maggio - giugno 1916. Nel contempo le potenze centrali si trovavano sotto pressione sia sul fronte occidentale con la resistenza francese a Verdun e l'attacco inglese sulla Somme, sia su quello orientale con l'avanzata dei Russi in Galizia.

Il generale Luigi Cadorna, Capo di Stato maggiore dell'Esercito italiano, ordinò un imponente spostamento di truppe dall'Altipiano di Asiago alla zona davanti a Gorizia e sul Carso, territori presidiati dalla Terza Armata con al comando il Duca d'Aosta, cugino del Re. Ad essa ed al suo VI Corpo d'armata di Luigi Capello, il cui braccio destro era il colonnello Pietro Badoglio, venne affidata la conquista di Gorizia con l'appoggio della Seconda Armata del generale Settimo Piacentini.

L'offensiva italiana fu sferrata il 4 agosto contro la Quinta armata del generale Boroevic, già indebolita dallo spostamento di uomini e mezzi sugli altri fronti, e conquistò il monte Sabotino, il San Michele ed infine anche il Podgora per poi attestarsi sull'Isonzo. Dopo il ripiegamento austriaco, iniziato l'8 agosto, le truppe italiane entrarono a Gorizia, sebbene lo Stato maggiore non fu nei giorni seguenti capace di approfittare della debolezza del nemico per realizzare un completo sfondamento della linea dell'Isonzo [1].

LA CONQUISTA DI GORIZIA (8-9 agosto 1916)

Da quando nel novembre 1915 era svanita la speranza di una rapida conquista di Gorizia da parte  italiana, la città divenne oggetto di continui bombardamenti, che ridussero notevolmente il numero degli abitanti da 29.000 del periodo pre bellico a circa 3.500 al momento dell'ingresso dell'esercito italiano, i cui primi reparti entrarono in città il 9 agosto 1916 [2]. Il 10 agosto 1916, quando fu reso sicuro il centro abitato, il Duca d'Aosta entrò formalmente a Gorizia alla testa della sua Terza Armata e presenziò alla cerimonia dell'alza bandiera con la quale il tricolore sventolò per la prima volta sulla città [3].

LA PRIMA AMMINISTRAZIONE ITALIANA DI GORIZIA

Con ordine di servizio del 29 maggio 1915 fu istituito presso il Comando Supremo il Segretariato generale per gli affari civili, organo centrale di autorità politico-amministrativa dei territori occupati con funzioni prevalentemente esecutive e consultive. Dotato di ampie facoltà di intervento in ogni settore della vita pubblica con compiti di tutela, vigilanza, integrazione, surrogazione ed iniziativa nel campo dell'amministrazione statale ed autonoma, esso controllava l'intera organizzazione provvisoria che si era instaurata nelle zone mano a mano occupate dall'Esercito italiano [4].

Da esso dipendevano i Commissariati civili che vennero ad affiancare in ogni distretto i comandi militari (Ordinanza del 25 giugno 1915) nei territori sottoposti all'occupazione italiana. Il Commissariato civile per il distretto politico di Gradisca comprendeva, oltre al territorio dell'ex Capitanato distrettuale di Gradisca, tutte le aree della Bassa friulana e del Goriziano presidiate dalle truppe italiane, anche se pertinenti ad altri distretti. A seguito della presa del capoluogo isontino nell'agosto 1916, l'Ufficio assunse il nome di "Commissariato civile per i distretti politici di Gradisca e Gorizia" con sede a Cormons.

La stessa Ordinanza, ribadita dalla circolare n. 63 del luglio 1916 del Comando Supremo, prevedeva che per i Comuni occupati i Comandi delle truppe operanti nominassero Commissari militari per le necessità immediate; nei casi in cui continuassero a funzionare anche dopo l'istituzione dei Commissariati civili per il distretto politico, essi erano tenuti a farvi ratificare le loro deliberazioni.

Il 10 agosto 1916 il Duca d'Aosta nominò Commissario della città di Gorizia il maggiore dei Carabinieri Giovanni Sestilli, con il compito di curarsi del benessere degli abitanti. La prima emergenza da affrontare fu infatti sfamare la popolazione civile che, durante i giorni di pesanti bombardamenti, era rimasta isolata  e priva di rifornimenti alimentari e di altri generi di prima necessità. Con l'ausilio delle cucine da campo italiane venne preparata una razione di pasta per ciascuno dei 3.000 cittadini che erano rimasti a Gorizia all'arrivo delle truppe italiane [5]. Sestilli amministrò la città fino alla ritirata delle truppe italiane in seguito all'offensiva austro - tedesca a Caporetto.

Comandante della Piazza di Gorizia era il Maggiore Generale Giovanni Cattaneo, che, durante l'evacuazione della città successiva alla disfatta di Caporetto, si preoccupò di mandare via i goriziani maggiormente compromessi con il governo militare italiano [6].

 

[1] John R. Schindler, Isonzo. Il massacro dimenticato della Grande Guerra, Libreria Editrice Goriziana, Gorizia, 2002, pp. 239-263.

[2] Lucio Fabi, Storia di Gorizia, Il poligrafo, Padova, 1991, p. 101.

[3] John R. Schindler, Isonzo..., p. 256.

[4] Margherita Toth, L'introduzione dell'amministrazione italiana nelle terre di confine (1918-1928). Dai governatori militari ai commissari civili: l'esperienza dei comuni di Trento e Trieste, tesi d’esame Roma, 1998, Veientana.

[5] John R. Schindler, Isonzo..., p. 256.

[6] Lucio Fabi, Storia ..., p. 108.

 

Percorso espositivo

 


ALBUM FOTOGRAFICO "1914-1918 Flieger-Kompanie 50 "Kisa" Kmdo. D. Isonzofront 12. Isonzoschlacht 1917"

Fu inviato nel 1976 dal sindaco di Klagenfurt, Leopold Guggenberger, al primo cittadino di Gorizia, Pasquale De Simone. Nel corso del recente riordinamento del suo archivio personale, donato all'Archivio di Stato di Gorizia, è stata rinvenuta questa raccolta contenente fotografie di Gorizia, di altre località del Friuli (Palmanova, Udine, Campoformido), nonché dei fiumi (Tagliamento, Meduna, Livenza e Piave) attraversati tra 1917 e 1918 dalla 50a Fliegerkompanie e dall'esercito austro - tedesco dopo lo sfondamento delle linee italiane avvenuto a Caporetto.

La Battaglia di Caporetto (24 ottobre 1917)

L'offensiva di Caporetto, elaborata congiuntamente dallo Stato maggiore tedesco e austriaco (Dodicesima battaglia dell'Isonzo), iniziò all'alba del 24 ottobre 1917 fra i monti dell'alto Isonzo. Malgrado evidenti avvisaglie dell'attacco imminente, Cadorna ed il Comando Supremo rifiutarono di prendere in considerazione la possibilità di un'offensiva nemica in quel periodo dell'anno quando l'inverno era alle porte. Dopo il massiccio cannoneggiamento dell'artiglieria, fu sferrato l'attacco della fanteria che, nonostante la neve, conquistò tutti gli obiettivi, entrando a Caporetto il 25, mentre già il 26 la resistenza italiana, paralizzata dall'inazione e dalla confusione, si era dissolta. Il 27 ottobre, con le divisioni austriache e tedesche che puntavano direttamente verso il suo quartier generale a Udine, Cadorna ordinò la ritirata generale dall'Isonzo; il giorno dopo il vessillo austro - ungarico sventolava nuovamente sopra Gorizia.

Mentre Cadorna trascorse i giorni successivi alla disfatta attribuendone la responsabilità alla viltà dei soldati, le armate austro-tedesche occuparono rapidamente il Friuli (Udine capitolò senza opporre resistenza il 30 ottobre), riuscendo ai primi di novembre a superare anche il Tagliamento e costringendo l'esercito italiano ad attestarsi confusamente sulla linea del Piave .

John R. Schindler, Isonzo.., pp. 380-391.


LA GUERRA

25 agosto 1916 immagine

Bollettino di guerra del generale Cadorna.

5 settembre 1916 immagine

Bollettino di guerra del generale Cadorna.

1 settembre 1916   immagine 1 - immagine 2

Piano per la difesa di Gorizia, che va salvata anche a costo di “farsi seppellire sotto le macerie”.

19 ottobre 1916 immagine

“Deduzioni tratte dalla recente azione offensiva” del 10-12 ottobre 1916.

Si tratta dell'Ottava battaglia dell'Isonzo, con la quale la Terza Armata era riuscita ad avanzare per più di un chilometro e mezzo entro il territorio austriaco, pur a fronte di notevoli perdite umane (circa 60.000 soldati).

26 ottobre 1916 immagine

Ordine ai soldati di “non seguire con curiosità le vicende della lotta aerea”, ma di “occultarsi dagli aeroplani”.

Malgrado l'esperienza acquisita durante la campagna di Libia, il Corpo aeronautico militare – dipendente però sotto il profilo dell'impiego dall'Esercito e dalla Marina – fu istituito solo dal Regio decreto 7 gennaio 1915, n. 11, poi convertito in legge nel 1917. Durante il primo conflitto mondiale l’attività dei reparti aerei italiani iniziò fin dal primo giorno di guerra con ricognizioni fotografiche nella zona di Podgora e costituiva per la popolazione civile e per i militari stessi una curiosa novità.

10 novembre 1916 immagine

“Osservazioni fatte dal nemico circa la nostra offensiva sul Carso”.

È la Nona battaglia dell'Isonzo, avviata dal comando italiano per sferrare un ennesimo assalto alla conquista di Trieste prima che tutto il fronte fosse bloccato dalla cattiva stagione in arrivo. L'azione ebbe inizio il 31 ottobre, ma il 2 novembre Cadorna decise di sospendere l'attacco per mancanza di rifornimenti, anche se gli scontri ripresero comunque il 3: nel complesso si avanzò solo di qualche chilometro e le perdite sofferte ammontarono a 39.000 soldati per gli italiani e a 33.000 per gli austro-ungarici.

[1917] immagine

Consigli impartiti dal Comando supremo ai soldati sul corretto utilizzo e sui tempi di utilizzo delle maschere antigas come “Difesa contro i gas asfissianti”.

Contrariamente a quanto era accaduto sul fronte occidentale, il gas tossico venne utilizzato sul fronte dell'Isonzo solo a partire dal 1916, in quanto il clima ed il terreno montuoso - con sbalzi di temperatura imprevedibili - rendevano difficile e rischioso l'uso di agenti chimici da parte dell'assalitore. L'attacco con gas tossici venne ritenuto realizzabile nell'estate 1916 grazie alla stabilità delle condizioni meteorologiche.

4-19 febbraio 1917 immagine

“Stralci di fonogrammi intercettati ai nemici e di notizie varie”.

16 maggio 1917 immagine

Telegramma del generale Cattaneo che, ipotizzando un possibile bombardamento, invita le truppe a stare presso i ricoveri e i cittadini a non circolare dopo le 17.

22 giugno 1917 immagine 1 - immagine 2 - immagine 3

Relazione del Comando supremo sulla “Offensiva di Primavera” (Decima battaglia dell'Isonzo, maggio-giugno 1917). Con cartine di trincee e reticolati austriaci sul Carso e a Nord di Gorizia

Dopo il rigido inverno 1916-1917, il generale Cadorna pensò di sferrare un decisivo attacco nella zona di Gorizia, questa volta però contando sull’aiuto di una decina di Divisioni alleate. Tale aiuto non fu invece disponibile (gli alleati non diedero a Cadorna il loro consenso nella conferenza di Roma del gennaio 1917) e fu così che la nuova offensiva venne affidata alla Terza Armata del Duca d'Aosta e ad una grande unità di recente costituzione: il Comando della Zona di Gorizia risultante dall'unione dei Corpi d'armata II, VI ed VIII con a capo il generale Capello.

L'obiettivo dell'offensiva italiana era rompere il fronte per raggiungere Trieste. Dopo 2 giorni e mezzo di bombardamenti a tappeto sull'intera linea del fronte da Tolmino fino al Mare Adriatico e dopo un attacco nei pressi di Gorizia, il fronte austro-ungarico venne rotto nella periferia meridionale della città. Gli Italiani riuscirono a conquistare temporaneamente il villaggio di Jamiano, oltre a diverse alture del Carso monfalconese, ma vennero respinti da un contrattacco austriaco partito dalle alture del monte Ermada.

John R. Schindler, Isonzo. Il massacro dimenticato della Grande Guerra, Libreria Editrice Goriziana, Gorizia, 2002, pp. 380-391.

26 ottobre 1917 immagine

Bollettino di guerra del generale Cadorna: sono i drammatici giorni dopo Caporetto.

26 ottobre 1917 immagine

Telegramma del Commissario civile che autorizza l'abbandono della città, previa cura dell'esodo della popolazione, e dopo aver provveduto a "conservazione ed eventuale trasporto archivi".

26 ottobre 1917 immagine

Il Commissario Civile per la città di Gorizia, Tenente Colonnello Giovanni Sestilli, “in previsione di un possibile sgombro della città”, provvede a consegnare le monete, i documenti contabili, i registri contabili e altri oggetti al cassiere del Municipio di Gorizia perché li porti in salvo.

 

SCUOLE, LIBRI E ARCHIVI

La legge del 14 maggio 1869, che fissava le norme generali dell'istruzione popolare valide per tutto l'Impero austro - ungarico, delineò il sistema scolastico che arriverà fino al crollo dell'Impero asburgico. Con il termine scuola popolare (Volksschule) si intendeva l'istruzione elementare obbligatoria di otto anni, unica per chi, dopo il quinto anno, non proseguisse gli studi. I Comuni erano tenuti ad aprire una scuola popolare se entro il circuito di un'ora di cammino c'erano almeno 40 alunni obbligati che dovevano percorrere oltre 4 Km.

Il primo asilo infantile fu aperto a Gorizia nel 1858, mantenuto dalla contessa Sofia Coronini, e chiuso nel 1863; dal 1867 il Comune intervenne per migliorare la qualità degli asili privati esistenti fornendo locali adatti, mobili e materiale didattico.

Nel corso del XIX secolo le variazione più significative apportate all'ordinamento scolastico degli Stati asburgici sono rappresentate dalla concessione all'insegnamento della lingua locale (a Gorizia l'italiano e lo sloveno) nelle prime classi popolari. A partire dal 1910 le lingue di insegnamento previste al Ginnasio di Stato oltre al tedesco erano anche l'italiano e lo sloveno.

Mario Brancati, L'organizzazione scolastica nella Contea principesca di Gorizia e Gradisca, in La scuola, la stampa, le istituzioni culturali a Gorizia e nel suo territorio, Catalogo della mostra Gorizia 9-30 dicembre 1983.


14 novembre 1916 immagine

Il Commissario per la città di Gorizia comunica al Commissario civile per il Distretto politico di Gradisca e Gorizia, avente sede a Cormons, la riapertura delle scuole elementari e gli asili infantili, “senza però imporne l'obbligatorietà, e ciò allo scopo di non assumere responsabilità nemmeno morali di fronte ai genitori, i quali restano così liberi di provvedere all'incolumità dei propri figli nel modo che meglio credono”.

16 febbraio 1917 immagine

“Brevi cenni sullo stato attuale delle scuole secondarie e primarie della città di Gorizia”, in seguito ai danneggiamenti subiti durante la guerra.

[1917?] immagine

Elenco degli alunni frequentanti la Scuola Elementare di Gorizia.

25 novembre 1916 immagine 1 - immagine 2

Cattaneo mette a disposizione dei fanciulli di Gorizia delle pubblicazioni che possano “procurare ai bambini un mezzo piacevole di sana propaganda italiana...”.

6 marzo 1917 immagine

Circolare del Commissario civile che specifica che la spesa per i testi scolastici è a carico dei Comuni e comunica il costo dei singoli libri di testo.

15 agosto 1916 immagine

Richiesta di inviare “copia dei primi atti pubblici della vita Italiana a Gorizia e cioè: Bandi, Ordinanze, manifesti, ordini del giorno e circolari, nelle loro edizioni originali a stampa” per la trasmissione al Prof. Fracassetti, Delegato generale per la zona di guerra del Comitato nazionale per la storia del Risorgimento.

4 settembre 1916 immagine

Richiesta del Comandante dei Carabinieri Reali presso il Comando della Seconda Armata di invio di libri "sull'ordinamento politico, amministrativo, giudiziario e militare della Contea principesca di Gorizia e Gradisca ...".

L'atteggiamento di preservare, pur nel rispetto della sovranità italiana, le autonomie locali continuò anche nei primi anni dopo l'annessione definitiva al Regno d'Italia, ma non riuscì a sopravvivere alla tradizione accentratrice del sistema amministrativo italiano e alla successiva politica totalitaria del Fascismo.

Margherita Toth, L'introduzione dell'Amministrazione italiana nelle terre di confine (1918-1928). dai governatori militari ai commissari civili: l'esperienza dei comuni di Trento e Trieste, tesi d’esame Roma, 1998, Veientana.

 

4 settembre 1916 immagine

Il generale Cattaneo, Comandante della Piazza di Gorizia, si preoccupa del trasporto in locali sicuri dei libri della Biblioteca dello Stato.

s.d. [1916] immagine

Lettera relativa alla raccolta e messa in sicurezza degli archivi notarili della città.

11 agosto 1916 immagine

Richiesta del Commissario di Gradisca al Commissario di Gorizia di voler provvedere "alla tutela della proprietà privata, nonché alla conservazione degli Archivi dei vari dicasteri della Città, ..."

4 marzo 1917 immagine

Recupero di libri e carte presso la villa Coronini di S. Pietro e le case Strassoldo e Teuffenbach, trasportati a Udine prima della nuova elencazione e spedizione all'Archivio di Stato o alla Biblioteca Laurenziana di Firenze.

[Agosto] 1917 immagine

Elenco delle "Opere pubblicate in Italia sulla Guerra Mondiale dall'Agosto 1914 a tutto Luglio 1917".

 

IL CINEMA E LA FOTOGRAFIA

16 ottobre 1916 immagine

Circolare con cui si richiedono nominativi di “cinematografisti”, in modo da costituire squadre cinematografiche militari “sia a scopo di propaganda sia per la documentazione storica della campagna”.

Il Servizio fotocinematografico era presente su tutti i fronti, ma i documentari prodotti non erano immuni dalla censura che unificava la molteplicità dei messaggi subordinandoli ad una logica centralizzata. Anche le ditte cinematografiche, che, a partire dal 1916, ebbero il permesso di girare al fronte, dovettero scontrarsi sia con la distanza tra il luogo di ripresa e la linea del fuoco sia con i limiti tecnici di un'arte ancora giovane ed inesperta.

Salvatore Ambrosino, Cinema, fotografia e Grande Guerra in Qualestoria: bollettino dell'Istituto regionale per la Storia del movimento di liberazione nel Friuli - Venezia Giulia, XIV, n. 1-2 (aprile 1986), p. 226-228

 

4 settembre 1916 immagine

Richiesta di informazioni su un album di fotografie e sulle conoscenze di un Goriziano, per avere riscontri sulla attività antiaerea.

15 settembre 1916 immagine

Ringraziamento rivolto a Sestilli e a un impiegato del Commissariato per la concessione di materiale fotografico utile per azioni militari e richiesta di ulteriori notizie.

18 settembre 1916 immagine

Richiesta di delucidazioni su alcuni informazioni ricevute in merito a bombardamenti antiaerei.

21 settembre 1916 immagine

Lettera di invio della dichiarazione dell'impiegato Bradaschia in merito a un suo esposto sul funzionamento delle artiglierie antiaeree.

22 marzo 1917 immagine

Il Comando di Piazza rende noto che è proibito ai negozianti di oggetti fotografici di Gorizia di sviluppare o stampare fotografie di militari, perché sullo sfondo potevano apparire posizioni o difese italiane.

Nata nel secolo precedente, la fotografia fu tuttavia molto presente nella Grande Guerra con un grande numero di operatori ufficiali, privati accreditati e graduati dotati di macchina fotografica. La censura colpiva la diffusione delle immagini più crude scattate in prima linea dai fotografi della sezione Genio dell'Esercito, mentre autorizzava la circolazione del materiale celebrativo e tranquillizzante.

Salvatore Ambrosino, Cinema, fotografia e Grande Guerra in Qualestoria: bollettino dell'Istituto regionale per la Storia del movimento di liberazione nel Friuli - Venezia Giulia, XIV, n. 1-2 (aprile 1986), p. 231-232

 

1916 immagine

Cartolina “Vom italienischen Kriegsschauplatz. Eine Telegraphenabteilung überschreitet den Isonzo” [Dal teatro di guerra italiano. Un dipartimento del telegrafo supera l'Isonzo].

1916 immagine

Cartolina "Von Italienischen Kriegsschauplatz: Nach einem Nachtgefecht auf der Doberdo-Hochfläche, in ihre Standquartiere ziehende, abgelöste Mannschaft." [Dal teatro di guerra italiano: dopo una battaglia notturna sull'altopiano di Doberdò, ritirandosi nella loro guarnigione, squadra di turno].

s.d. immagine

Cartolina "Görz: Zerschtörte Kirche und eingestürzte Häuser in PIazzutta" [Chiesa distrutta e case crollate in Piazzutta].

s.d. immagine

Cartolina "Görz: Zerschossene Via Monache" [Via Monache distrutta].

s.d. immagine

Cartolina "Görz: Zerstörung des Heiligen Berges" [Distruzione di Monte Santo].

s.d. immagine

Cartolina "Monte Santo. Zerstörte Kirche." [Chiesa distrutta].

s.d. immagine

Cartolina "Zerschossenes Haus bei Görz." [Casa abbattuta/distrutta a Gorizia].

s.d. immagine

Cartolina "Gorizia - Görz - Borgo Rafut"

 

MILITARI E CIVILI

[1916] immagine

Informativa del Comando della Piazza di Gorizia sulla riattivazione del “bagno a doccia per i militari”. Sono anche regolati giornate e orari per le singole Divisioni.

19 luglio 1917 immagine

Disposizioni del Comando della Piazza di Gorizia sulle norme igieniche per i militari del Regio Esercito, riguardanti alimenti, bevande, igiene della persona e degli indumenti, nonché delle trincee e degli alloggiamenti

7 novembre 1916 immagine

Foglio d'Ordini riportante disposizioni sulla distribuzione e l'uso di cappotti presso i corpi di guardia.

6 settembre 1916 immagine

Raccomandazione ai soldati a fare attenzione ad occultare le opere difensive all'avversario, ma anche a mantenere la massima “riservatezza nel parlare con i Goriziani”.

In generale i rapporti tra popolazione ed eserciti ed autorità militari erano, dalla parte austriaca come da quella italiana, improntati ad una tensione ed una diffidenza reciproca. I comportamenti della popolazione civile, dettati essenzialmente dalla paura, furono spesso interpretati come un chiaro segno di austriacantismo.

Lucio Fabi, La Grande Guerra sul Carso attraverso i diari, le memorie e le testimonianze dei protagonisti, in Qualestoria: bollettino dell'Istituto regionale per la Storia del movimento di liberazione nel Friuli - Venezia Giulia, XIV, n. 1-2 (aprile 1986), p. 53.

 

11 novembre 1916 immagine

Circolare sui “Doveri morali dei militari”.

19 novembre 1916 immagine

Circolare sul “Contegno dei militari in pubblico”.

27 agosto 1916 immagine

Foglio d'ordine riportante anche il “Divieto di legare cavalli agli alberi” per evitare lo scortecciamento delle piante.

29 agosto 1916 immagine

Foglio d'ordine riportante l'ordine di catramare le piante scortecciate.

 

ALCUNE CURIOSITA'

29 dicembre 1916 immagine

Foglio d'ordine che invita a non propalare notizie sulle attività dei goriziani per non offrire al nemico obiettivi da colpire. In questo caso incriminato è un “articolo comparso sul Giornale di Udine L'albero di Natale a Gorizia”.

8 novembre 1916 immagine

Promemoria del Comando Supremo con la richiesta di far pervenire “degli esemplari di armi sleali usate dagli austriaci contro di noi nella presente guerra”, avendo la raccolta di ordigni di guerra uno “scopo altissimo ed eminentemente patriottico”.

21 aprile 1917 immagine

Circolare di Cadorna su “Abusi e sperperi nelle mense ufficiali”.

10 ottobre 1916 immagine

Foglio d'ordini del Comando della Piazza di Gorizia con l'indicazione dei “Premi per la raccolta di materiali da guerra”.

6 aprile 1917 immagine

Circolare del Comando della Piazza di Gorizia con auguri pasquali che incitano a “cercare e conseguire l'auspicata Vittoria al di là delle ultime difese nemiche”.

23 settembre 1916 immagine

Elenco dei documenti abbandonati da un Tenente colonnello austriaco in due cassette da campo.

25 ottobre 1917 immagine

“Elenco degli oggetti trovati addosso a Fornasari Antonio Giovanni fu Giuseppe, ucciso da una scheggia di bomba di aeroplano nemico in via Della Pesa n. 16”.

16 marzo 1917 immagine

“Tiri contro aerei”

Foglio d'ordini di Cattaneo che informa di aver punito severamente alcuni militari che hanno aperto il fuoco “contro aereo, senza neppure essere ben certi che fosse avversario”.

 

LA STAMPA

[1917?] immagine

“Norme per l'esercizio della censura reggimentale sulle cartoline”.

17 agosto 1916 immagine

“Estratto del giornale “Slovenski narod” (Nazione slovena) di Lubiana con notizie di fucilazioni e di crolli ingenti.

27 agosto 1916 immagine

“Estratto del giornale “Slovenski narod” (Nazione slovena) di Lubiana (del 16 agosto)” con la descrizione della “lotta nelle strade di Gorizia”, con le pattuglie italiane che invitavano a “portarsi dalla parte degli italiani”. Chi passava dalla parte slovena poteva salvarsi nella valle del Vipacco. Gorizia è “attualmente un campo di battaglia”, ridotta a “un mucchio di rovine”.

27 agosto 1916 immagine

“Estratto del giornale “Neue Freie Presse” di Vienna (del 19 agosto)” con la relazione sintetica della situazione a Gorizia, in cui la popolazione è divisa fra austrofili e filoitaliani.

28 agosto 1916 immagine

“Estratto del giornale “Slovenec” di Lubiana (del 14 agosto)” con testimonianze di singole persone (anche religiosi) che sfuggono alle pattuglie italiane, salvandosi oltre le linee nemiche.

30 agosto 1916 immagine

“Estratto del giornale “Slovenski narod” (Nazione slovena) di Lubiana (del 30 agosto)” in cui si dice che: la città è quasi deserta; gli italiani hanno fucilato diverse persone; i danni agli edifici sono ingenti; è stato danneggiato l'acquedotto; sono ancora in corso operazioni militari presso il Podgora e il Sabotino.

30 agosto 1916 immagine

“Estratto del giornale “Slovenec” di Lubiana” con notizie relative all'allontanamento della popolazione civile da parte degli italiani e al loro trasporto all'interno dell'Italia.

 

ONORIFICENZE AUSTRIACHE ED ITALIANE

10 dicembre 1916 immagine

Encomio solenne tributato ad alcuni militari di un reggimento, con l'indicazione per ciascuno delle motivazioni del conferimento.

[1916] immagine 1 - immagine 2

Cattaneo invia disposizioni per la cerimonia di consegna delle medaglie al valore per i militari della Brigata Sesia. Con pianta per la disposizione delle truppe e degli invitati.

7 novembre 1916 immagine

Encomio solenne tributato a due soldati che hanno soccorso militari rimasti feriti sull'Isonzo.

10 gennaio 1917 immagine

Onorificenza (Croce di cavaliere, Ritterkreuz) da parte austriaca a un medico condotto operante a Gorizia.

28 gennaio 1917 immagine

“Croix de guerre” assegnate a militari italiani distintisi per atti di valore, come da specchietto allegato.

28 dicembre 1916 immagine

Decreto di Vittorio Emanuele III con il quale concede medaglie d'oro, d'argento e bronzo al valor militare alle bandiere di vari reggimenti.

 

PRIGIONIERI DI GUERRA

La questione prigionieri era stata affrontata nel trattato dell'Aja del 1907: l'articolo 7 recitava che ai prigionieri doveva essere garantito un trattamento alimentare equivalente a quello riservato alle truppe del paese che li aveva catturati.

Nel 1916 il governo italiano era stato messo al corrente di quali fossero le effettive condizioni dei soldati fatti prigionieri, ed anche di quali fossero le condizioni della stessa popolazione austriaca; risultava così palese come fosse impossibile per quel Paese fornire ai prigionieri di ogni nazionalità i mezzi di sostentamento e di vestiario necessari. Il Governo italiano ed il Comando Supremo dell'esercito rifiutarono ogni tipo di intervento statale, tollerando appena l'invio di aiuti da parte dei privati cittadini. Per coordinare l'invio dei soccorsi, già nel 1915 era stata creata all'interno della Croce Rossa Italiana la Commissione prigionieri di guerra, che aveva anche il compito di gestire il flusso della corrispondenza dai campi di internamento alle famiglie e viceversa.

Le lettere prima di essere inoltrate in Italia dovevano passare il visto della censura militare per evitare il diffondersi di notizie considerate “pericolose” ed il conseguente diffondersi del malcontento tra le famiglie. Attraverso la censura militare si raggiungeva anche lo scopo di smascherare e colpire eventuali disertori, i quali, a volte, nello scrivere a casa, maledicevano il momento in cui si erano dati volontariamente prigionieri al nemico.

Quindi, secondo il generale Luigi Cadorna, il mancato aiuto governativo ai prigionieri doveva servire come deterrente per coloro che avessero intenzione di sfuggire alla durezza della vita al fronte con la resa al “nemico”.

http://www.storiaememoriadibologna.it/campi-di-prigionia-austriaci-e-tedeschi

 

7 febbraio 1917 immagine 1 - immagine 2 - immagine 3 - immagine 4

Documento del Regio Esercito Italiano con il “Racconto fatto da un prigioniero romeno sfuggito agli austriaci e presentatosi alle nostre linee all'alba del 26 gennaio”.

Febbraio 1917 immagine

Documento del Regio Esercito Italiano sul “Trattamento dei prigionieri in Austria - Ungheria (Da un rapporto del presidente di una Commissione di soccorso per i prigionieri di guerra)”.

18 dicembre 1916 immagine

Circolare informativa del Comando supremo dell'Esercito italiano sul trattamento dei nostri prigionieri in Austria (metodi austriaci per interrogarli, maltrattamenti e condizioni sanitarie).

4 febbraio 1917 immagine

Circolare sul “Trattamento dei nostri prigionieri in Austria”.

 

PROPAGANDA E MANIFESTAZIONI

24 agosto 1917 immagine

Incitamento alla vittoria rivolta ai soldati della Seconda armata dal generale Capello.

24 maggio 1917 immagine

Volantino predisposto per il secondo anniversario di inizio della guerra, con il quale il re d'Italia Vittorio Emanuele III elogia i soldati di terra e di mare e li incita a proseguire con lo stesso spirito combattivo.

9 agosto 1917 immagine

Testo del manifesto pubblicato in occasione della prima Liberazione di Gorizia italiana.

30 settembre 1917 immagine

Copia di fonogramma che dispone di censurare gli articoli di giornale che possono “deprimere spirito combattivo et resistenza morale”.

2 ottobre 1917 immagine

Telegramma sul pericolo di diffusione fra le truppe di cartoline illustrate rappresentanti i simboli di pace.

24 ottobre 1917 immagine

Telegramma di Cadorna diffuso a tutte le truppe: “la grande offensiva nemica è stata sferrata”, “una grande missione est affidata in questa ora ad ogni combattente”, “qui si combatte per salvare il Paese” e “oggi non si deve che vincere o morire”.

8 agosto 1917 immagine

Telegramma: “Alla città di Gorizia va oggi memore pensiero cordiale saluto della Brigata Casale che” [...] “fu prima ad apportarle l'esultanza della patria e la redenzione”. Con manoscritto il ringraziamento del Comandante Sestilli a nome dei cittadini di Gorizia: “Nel cuore dei Goriziani durerà eterno sentimento viva gratitudine verso cotesta gloriosa Brigata ...”.

10 agosto 1917 immagine

Lettera di Cattaneo in cui si esprime compiacimento per le manifestazioni “sobrie ed intonate alla serietà delle circostanze con le quali la Città di Gorizia ha voluto esprimere il suo schietto sentimento di italianità nel primo anniversario della sua liberazione”.

 

LA TUTELA DEI CIVILI

Le autorità austriache civili e militari si resero presto conto dell'impossibilità di sgombero totale dei civili da borghi e campagne, sebbene fossero sottoposti al tiro dei grossi calibri e dei proiettili vaganti. L'8 agosto 1916, alla vigilia della presa di Gorizia, il Capitanato distrettuale era costretto a trasmettere un rapporto in cui si prendeva atto della volontà di parte della popolazione di non abbandonare le proprie case e soprattutto i campi. Da parte italiana, all'interno del clima propagandistico che accompagnò la presa di Gorizia, si interpretò invece il rifiuto dei civili di abbandonare la città quale segno di patriottismo. In realtà, durante il ripiegamento dopo Caporetto, la popolazione si comportò nello stesso modo rinunciando a seguire le truppe italiane oltre il Tagliamento.

Lucio Fabi, La Grande Guerra sul Carso attraverso i diari, le memorie e le testimonianze dei protagonisti, in Qualestoria: bollettino dell'Istituto regionale per la Storia del movimento di liberazione nel Friuli - Venezia Giulia, XIV, n. 1-2 (aprile 1986), p. 51-52.

 

3 agosto 1917 immagine

Inventario dei beni, con relativo valore, lasciati nel laboratorio e nell'appartamento dal calzolaio Menossi Enrico, profugo da Gorizia a Roma.

2 settembre 1916 immagine

Cattaneo invita il Commissario della città di Gorizia a sgomberare della popolazione alcune zone della città entro la data del 6 settembre 1916.

22 febbraio 1917 immagine

A seguito della morte di un civile, il Comando della Piazza di Gorizia ordina lo spostamento delle famiglie ancora dimoranti in luoghi a rischio. Con, a fianco, l'elenco delle famiglie.

4 ottobre 1916 immagine

Il Comando della Piazza di Gorizia impartisce istruzioni su come comportarsi in caso di allarme generale.

17 agosto 1916 immagine

Circolare che regolamenta “servizio d'ordine e polizia militare in Gorizia”.

2 novembre 1916 immagine

Lettera di Cattaneo al Regio Commissario della Città di Gorizia nella quale si chiarisce la necessità che “gli abitanti si tengano al sicuro nelle loro case o nei sotterranei appositamente preparati” e l'opportunità che non “si avvicinino ai prigionieri che transitano per la città”.

20 luglio 1917 immagine 1 - immagine 2

Invito al Commissario della città a far spostare la popolazione in centro, dovendo le truppe occupare numerosi abitati. Con pianta indicante il “limite zona da sgombrare”.